L'Italia nella Prima Guerra Mondiale
   " ... non ho paura di soffrire,
e sento nei miei pensieri
e nei miei atti
l'impornta dell'eternità ..."
(Cap. Nino Calvi, Adamello, settembre 1918)

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Un posto avanzato di fanteria
Soldati in azione in trincea


| La Grande Guerra| La Guerra Bianca|

1. L’Europa alla vigilia della Prima guerra mondiale
2. Cause e occasione del conflitto
3. La guerra e l’intervento dell’Italia
4. Il primo anno della nostra guerra
5. Dalla conquista di Gorizia al ripiegamento di Caporetto
6. Il 1918: le battaglie del Piave e di Vittorio Veneto. La Marina
7. La lotta sugli altri fronti
8. La pace di Versiglia
9. Cronologia Sintetica dei fatti

 

1. L’Europa alla vigilia della Prima guerra mondiale.

Dopo la caduta di Napoleone I, per tutto il corso dell’Ottocento l’Inghilterra, che era stata la principale avversaria dell’egemonia napoleonica, godè del primato politico ed economico fra le Potenze europee.

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L'Europa anteriormente alla Prima Guerra Mondiale


La Francia, diminuita dal Congresso di Vienna, ebbe un secolo travagliato: due rivoluzioni, nel 1830 e nel 1848, la partecipazione alla guerra di Crimea, un conflitto contro l’Austria nel 1859, nel 1870 contro la Prussia una guerra infelicissima che le costò la perdita dell’Al-sazia e della Lorena e provocò all’interno una nuova rivoluzione. Ad onta di tali difficoltà e rovesci, la Francia raggiunse in tutti i campi del lavoro e della ricchezza un alto livello, e condusse una attiva politica coloniale. Nel 1830 essa aveva iniziato la conquista dell’Algeria, e dopo il 1870 intensificò le imprese d’oltremare procurandosi un vasto impero coloniale; nel 1881 occupò la Tunisia compiendo verso l’Italia un atto di ostilità, il quale contribuì a orientare la nostra politica verso gli Imperi centrali.

Dopo la vittoria del 1870 sulla Francia, la Prussia raggruppò intorno a sè i minori paesi di nazionalità germanica e diede vita nel 1871 all ‘Impero Germanico. Tra i due grandi Stati tedeschi, Prussia e Austria, questa aveva ormai perduto la preminenza; essa diveniva alleata e satellite della Germania, innalzatasi a prima Potenza militare del continente. Al grande prestigio militare la Germania aggiungeva un vigoroso progresso nella economia. I suoi prodotti conquistavano nuovi mercati in tutte le parti del mondo e il suo commercio incominciava a destare inquietudine nell’ Inghilterra.

La Russia aveva acquistato uno dei primi posti nella politica internazionale: essa aveva tentato di affacciarsi su di un mare libero impadronendosi degli stretti del Bosforo e dei Dardanelli, appartenenti alla Turchia, ma l’Inghilterra le aveva sbarrata la via, coadiuvata dall’Austria e dalla Germania interessate esse pure ad impedire che gli Stretti cadessero nelle mani dei Russi.

L’Impero Ottomano era un vecchio Paese privo di forza: per la sua importante posizione geografica era avidamente guardato dalla Russia e dalla Germania, mentre Inghilterra e Francia vigilavano affinchè rimanesse indipendente. Nel Congresso di Berlino, tenutosi nel 1878 per risolvere il conflitto Russo-Turco dell’anno precedente, la Turchia dovette riconoscere l’indipendenza della Romania e della Bulgaria, e il suo dominio in Europa essendosi in precedenza rese indipendenti la Grecia, la Serbia e il Montenegro si ridusse alla Tracia.
Il grande progresso della Germania determinò uno -spostamento dell’equilibrio europeo: l’Inghilterra, prima ostile alla Francia e alla Russia, si avvicinò a queste nazioni che si erano già alleate tra loro, e sorse la cosidetta Triplice intesa, mentre più stretti divenivano i vincoli tra gli Imperi Centrali (Germania e Austria).

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2. Cause e occasione del conflitto

La causa principale della Prima guerra mondiale fu la volontà di egemonia dei Tedeschi, e quindi le preoccu pazioni dell’Inghilterra, che si riteneva minacciata nella sua supremazia marittima; della Francia, che desiderava riconquistare l’Alsazia e la Lorena perdute nel 1870; della Russia, i cui interessi nella penisola Balcanica si urtavano con le mire tedesche su quella regione.
Nel 1912 scoppiò il conflitto balcanico: Serbi, Montenegrini, Bulgari e Greci mossero guerra alla Turchia escludendola quasi completamente dall’Europa; quindi questi popoli vennero a guerra tra loro per la spartizione delle terre tolte alla Turchia, e i Serbi fecero i maggiori acquisti. Con ciò la Serbia divenne l’ostacolo maggiore all’espansione tedesca verso oriente; e tale ostacolo aveva importanza non per se stesso, bensì perchè dietro alla Serbia e pronte a prendere le sue difese stavano Russia e Inghilterra. Le occasioni della guerra furono:

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3.La guerra e l’intervento dell’Italia

Il 1° agosto 1914 la Germania, in risposta al decreto di mobilitazione dello Zar Nicola II dichiarava guerra alla Russia e il 3 agosto alla Francia. Gli eserciti tedeschi per assalire la Francia invadono il Belgio violandone la neutralità garantita dalle Potenze con una convenzione del 1839. A questa violazione l’Inghilterra il 4 agosto scende in campo contro la Germania.

In progresso di tempo tacendo per ora dell’italia entrarono in lizza a fianco degli Imperi Centrali: la Turchia (3 novembre del 1914) e la Bulgaria (14 ottobre 1915); a fianco dell’ Intesa il Giappone (22 agosto 1914), il Portogallo (9 marzo 1916), la Romania (28 agosto 1916), gli Stati Uniti (17 aprile 1917), la Grecia (27 giugno 1917). Con l’intervento del Giappone la guerra europea divenne mondiale; si combattè anche nelle colonie e la Germania perdette in breve tempo tutti i suoi possessi d’oltremare; essa e i suoi alleati restarono completamente accerchiati e dovettero vivere per anni delle sole risorse interne. L’Italia, disimpegnata dall’alleanza con la Germania e l’Austria perchè il trattato della Triplice aveva carattere difensivo, allo scoppio del conflitto dichiarò la propria neutralità. Tale atto fu la salvezza della Francia, la quale trasportando sul terreno della lotta tutte le forze che guarnivano le frontiere delle Alpi potè arrestare l’offensiva tedesca alla Marna.

La Germania aveva bisogno di una fulminea vittoria a occidente per poter quindi trasportare i suoi eserciti contro la Russia, la cui mobilitazione era lenta. La mancata vittoria sui Francesi e gli Inglesi comprometteva le sorti della guerra a danno della Germania, giacchè il tempo lavorava a vantaggio dell’Intesa, le cui forze erano in continuo aumento.
A causa del problema delle terre irredente, che aveva sempre mantenuta desta l’antica avversione contro l’Austria, sin dal primo istante l’animo degli Italiani era per l’Intesa, ma, quanto ad intervenire nel conflitto, le opinioni discordavano; alcuni erano per la guerra, e si dicevano interventisti, altri volevano il mantenimento della neutralità, e si dicevano neutralisti.Accanto agli interventisti si trovavano numerosi Italiani delle province irredente fuggiti in Italia per invocare la liberazione delle loro terre dall’oppressione austriaca, e tra questi il trentino Cesare Battisti e l’istriano Nazario Sauro. L’interventismo guadagnava ogni giorno terreno. La grande adunata del 5 maggio 1915 a Quarto, per l’inaugurazione del monumento a Garibaldi, indicò chiaramente quale era lo spirito pubblico; ma già alcuni giorni innanzi il nostro governo, presieduto da Antonio Salandra, aveva stipulato nella capitale britannica coi rappresentanti dell’Intesa il Patto di Londra (26 aprile 1915) impegnando l’Italia all’intervento e fissando la situazione da stabilire dopo la vittoria.

Il 24 maggio 1915 il nostro governo dichiarò all’Austria la guerra annunciata al popoio e all’esercito da un proclama che si richiamava alle guerre del Risorgimento. Non interessi commerciali e non brama di predominio ci spingevano a combattere, bensì quegli stessi ideali di nazionalità, di libertà e di giustizia che avevano ispirato i nostri padri.

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4. Il primo anno della nostra guerra

All’inizio della campagna le nostre truppe passarono il vecchio confine vincendo le prime resistenze e portando la lotta in territorio nemico, ma presto si arrestarono a contatto delle linee fortificate che gli Austriaci avevano preparato da lunga mano e che formavano un potente baluardo dal Trentino al Carso.

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La situazione dei Fronti durante la Guerra
............ Confine Politico all'inizio sdelle ostilità (24 Maggio 1915)
+++++ Confine Politico dopo la VIttoria (4 Novmembre 1918)          
--------- Fronte Italiano prima di Caporetto                                              
===== Fronte Italiano dopo Caporetto                                                     

Nel 1915 il fante italiano, sotto il comando del generale Luigi Cadorna, sostenne con magnifico slancio innumerevoli combattimenti, raggiungendo particolari obiettivi, ma senza conseguire decisivi risultati: tra le principali azioni ricordiamo le battaglie: del Monte Nero, gloria degli alpini, di Casteinuovo del Carso, del San Michele, di San Martino del Carso, di Oslavia, del Col di Lana, nel settore cadorino. Ognuna di queste azioni ci costò il sacrificio di migliaia di soldati, ma perdite maggiori esse costarono agli Austriaci, i quali nel 1915 ebbero sul nostro fronte 220 mila uomini fuori combattimento. Essi pero si erano assicurato il grande vantaggio della scelta del terreno, e avevano molte linee fortificate scaglionate in profondità, sicchè, perduta una linea, si appoggiavano alla successiva, e il progresso dell’attaccante non poteva essere che lento.

Dopo un inverno che costò crudeli sofferenze alla truppa per i rigori della temperatura, avemmo nel 1916 grandi operazioni offensive e difensive.Nel mese di marzo sferrammo la battaglia di Tolmino (sul medio corso dell’ Isonzo, munitissimo campo trincerato che costituiva uno dei capisaldi della difesa nemica) allo scopo di impegnare gli Austriaci e impedir loro di mandar aiuti ai Tedeschi che avevano iniziato una energica offensiva contro i Francesi a Verdun.

Due mesi dopo passammo alla difensiva nella battaglia del Trentino, poichè il 12 maggio il nemico con ingenti masse di fanteria e di artiglieria sferrò un poderoso attacco nel Trentino, dalla val Lagarina alla Val Sugana, con l’intento di minacciare sul fianco sinistro le nostre Armate dell’Isonzo e costringerle a ripiegare. Con la superiorità della massa gli Austriaci sfondarono le nostre linee e si spinsero sino all’orlo dell’Altipiano di Asiago, ma l’epica resistenza di fanti e alpini alle ali del settore investito, e il rapido spostamento di forze verso i luoghi minacciati, frustrarono il piano nemico.Nel corso di questa battaglia cadde prigioniero Cesare Battisti, combattente nelle truppe di montagna: con dannato come disertore, egli venne impiccato il 12 luglio 1916 nel Castello del Buon Consiglio a Trento, e come lui persero la vita i martiri Fabio Filzi, istriano, e Damiano Chiesa di Rovereto.La battaglia del Trentino ebbe una ripercussione politica nella caduta del Ministero Salandra, col quale era cominciata la guerra, e con l’assunzione alla presidenza del Consiglio di Paolo Boselli, vecchio e autorevole parlamentare già stato in precedenza più volte ministro.

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5.  Dalla conquista di Gorizia al ripiegamento di Caporetto

Ristabilita la situazione in Trentino, il nostro comando condusse nel settore dell’Isonzo la battaglia di Gorizia, che fruttò un balzo avanti delle nostre linee sino a levante della città e la conquista di un potente sistema di fortificazioni. Nell’autunno del 1916 le battaglie di Comen del Vippacco, e del Faiti migliorarono con successi locali la nostra situazione sul Carso. Il 1917, terzo anno di guerra per noi e quarto per i nostri Alleati, fu l’anno che richiese a tutti i popoli dell’Intesa la maggior forza di resistenza. In effetti tutti i belligeranti si trovavano a mal partito: noi eravamo la sola Potenza dell’intesa che avesse conseguito vantaggi territoriali; sugli altri fronti gli eserciti degli Imperi Centrali erano bloccati nelle loro posizioni, ma si trovavano in territorio nemico.

Nel marzo del 1917 scoppiò in Russia la rivoluzione comunista, e dopo alcuni mesi i Russi abbandonarono la guerra. La Serbia e la Romania erano state interamente

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6. Il 1918: le battaglie del Piave e di Vittorio Veneto. La Marina

Consolidato il nostro schieramento sul Grappa e sul Piave, la lotta non ebbe tregua neppure durante i mesi invernali, ma gli assalti lanciati nel gennaio del 1918 contro le nostre linee furono nettamente respinti. Ridotti allo stremo delle loro risorse Tedeschi e Austriaci vollero tentare ancora una volta il destino, e mentre la Germania lanciava sul fronte occidentale le sue ultime leve, l’Impero Austro-Ungarico compì un estremo sforzo per spezzare le nostre difese. All’alba del 15 giugno 1918 le nostre linee sul Piave e sull’Altopiano di Asiago, vennero attaccate con inaudita violenza: il nemico penetrò in alcune posizioni avanzando anche di qualche chilometro, ma fu ovunque controattaccato e il 23 giugno il bollettino del Comando supremo annunciava: " Dal Montello al mare il sconfitto nemico, e incalzato dalle nostre valorose truppe, ripassa in disordine il Piave.

Dopo la grave rotta subita, gli Austriaci non erano più in grado di prendere I iniziativa delle operazioni. Alcuni mesi di intensa preparazione trascorsero, quindi il nostro Comando sferrò il colpo finale con la battaglia che prese il nome di Vittorio Veneto, villaggio del Bellunese. L’offensiva, infranto il fronte nemico, in pochi giorni travolse la resistenza austriaca e le nostre colonne penetrarono profondamente nel Trentino e nella Venezia Giulia. Il 3 novembre mentre i soldati italiani entravano a Trento e a Trieste, il Comando austriaco chiedeva l’armistizio, che venne firmato il giorno dopo a Villa Giusti presso Padova. Dopo 41 mesi la guerra era finita; essa era costata all’Italia 600.000 morti e un milione tra mutilati e feriti; una intera generazione sì era sacrificata, ma con occupate e i loro eserciti annientati, ma gli Imperi Centrali non speravano di vincere a occidente, e tastarono il terreno per la pace. Un richiamo alla pace fu lanciato anche dal papa Benedetto XV (1914-1922), ma i governi dell’Intesa pensavano che una pace senza vincitori nè vinti avrebbe lasciato sussistere una Germania non meno pericolosa all’equilibrio europeo di quanto essa lo era stata prima della guerra.

Un fatto favorevole all’intesa fu l’intervento degli Stati Uniti nel conflitto, intervento provocato dall’attacco tedesco, e cioè dall’azione di sottomarini che silurarono alcune navi mercantili americane. Nel maggio prendemmo l’iniziativa delle operazioni con la battaglia dell’Hermada, che ottenne soìo risultati locali; la battaglia dell’O rtigara nel Trentino, in giugno, non ebbe successo, mentre la battaglia della Bainsizza, nell’agosto-settembre, diede luogo a una notevole avanzata. Ma la defezione della Russia permise allora al comando austriaco di rovesciare sul nostro fronte le forze precedentemente impegnate contro i Russi; a queste si aggiunsero sei divisioni tedesche e lo Stato Maggiore germanico assunse la direzione della grande offensiva che avrebbe dovuto eliminare l’Italia dal conflitto.

Il 24 ottobre ebbe inizio la battaglia di Caporetto, che prese il nome dal luogo in cui gli Austro-Tedeschi riuscirono a spezzare lo schieramento italiano. In seguito alla frattura delle linee fu necessario compiere il ripiegamento al Piave su posizioni precedentemente allestite dal Cadorna, il quale dopo la ritirata cedè il comando al generale Armando Diaz. La battaglia, sospesa agli ultimi di ottobre, si riaccese il 10 novembre e continua sino al 31 dicembre. Il nostro esercito dimostrò allora di saper reggere da solo il peso dell’esercito austriaco rinforzato dai Tedeschi, e l’Italia non era eliminata dal conflitto come aveva orgogliosamente sperato il comando nemico la piena vittoria delle sue armi la Patria aveva conquistato un nuovo posto nel mondo.

Poichè la flotta austriaca rimase costantemente ancorata nei porti della costa dalmata e istriana, la nostra Marina non combattè nessuna grande battaglia navale; tuttavia i marinai italiani non rimasero ino perosi; per tutta la durata del conflitto essi assolsero compiti importanti e spesso ardui, quali il blocco dell’Adriatico, la difesa delle nostre coste, la caccia ai sottomarini tedeschi che infestavano il Mediterraneo, la scorta ai convogli diretti in Albania e in Macedonia.

Le nostre navi compirono il salvataggio dell’esercito serbo sconfitto dagli Austriaci e dei profughi della popolazione. La Marina intervenne anche nella guerra terrestre, sia sostenendo col tiro delle navi le azioni dell’esercito sul basso Isonzo e sul basso Piave, sia sbarcando sulle coste acquitrinose batterie servite da marinai. Gravi perdite vennero inflitte alla flotta avversaria mediante incursioni di naviglio sottile nelle stesse vigilatissime rade del nemico. Uno di questi temerari atti di guerra venne compiuto pochi giorni prima dell’armistizio: la notte sul I° novembre 1918 due ufficiali di Marina penetrarono con un’imbarcazione leggera nell ‘ancoraggio interno di Pola, principale base navale militare dell’Austria, applicarono una torpedine al fianco della corazzata Viribus Unitis, e la colarono a picco

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Il Fronte Italiano
In evidenza la disposizone delle armate
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7. La lotta sugli altri fronti

Sul fronte occidentale dopo la battaglia della Marna che salvò la Francia arrestando a poca distanza da Parigi l’offensiva dei Tedeschi, gli opposti eserciti si stabilizzarono su una lunga linea dal confine svizzero al Mare del Nord, e tale situazione mantennero per 4 anni con le avanzate e i ripiegamenti presto contenuti caratteristici della guerra di posizione. I Francesi ebbero a fianco l’esercito inglese, quella parte dell’esercito Belga che aveva potuto sottrarsi all’invasione tedesca del Belgio, e più tardi gli Americani e le truppe indigene tratte dalle colonie. Nella primavera del 1918 l’esercito germanico ruppe lo schieramento nemico nei settori dell’Oise e dell’Aisne e riuscì ad avanzare per alcune decine di chilometri, ma la pronta reazione degli Alleati arrestò l’avanzata del nemico, il quale fu ricacciato sulle posizioni di partenza. Anche da quelle nei mesi di settembre-ottobre 1918 esso venne snidato e costretto ad una graduale ritirata.

Sul fronte orientale il contributo della Russia alla guerra fu saltuario e non proporzionato alla vastità del Paese. Nell’agosto 1914 i Russi invasero la Prussia Orientale, ma vennero con due grandi battaglie respinti in Polonia. A una nuova e più profonda ritirata furono costretti nella primavera e nell’estate del 1915; e a cominciare dall’ottobre la lotta si stabilizzò nella Lituania e nella Russia Bianca, da Riga al confine romeno. I vantaggi conseguiti dalle armate russe nel 1916 conquistando agli Austriaci una parte della Galizia vennero perduti l’anno successivo in seguito ad una offensiva degli AustroTedeschi i quali respinsero le truppe dello Zar oltre il vecchio confine. Intanto il Paese era travagliato all’interno da una rivoluzione, che prima diminuì e poi annullò il peso della Russia nel conflitto.

Lo Zar Nicola 11 nel marzo del 1917 fu detronizzato e il potere passo ai socialisti minimalisti, i quali governarono alcuni mesi con KeTenski; in ottobre una seconda e più radicale sommossa diede il potere ai socialisti massimalisti o bolscevichi, che avevano per capo Viadimiro Ulianoff detto Lenin. Questi attuò la riforma economica e sociale comunista e proclamò la dittatura del proletariato. Il 6 dicembre 1917 il nuovo governo concluse un armistizio coi Tedeschi, e il I° marzo 1918 firmò a BrestLitowski una pace separata abbandonando loro una parte della Russia. Lo Tsar e i suoi familiari dopo un anno di prigionia vennero uccisi a Jecatèrinburg ai confini della Siberia.

Sul fronte meridionale nel 1914 la Serbia tenne testa agli Austriaci. Nel 1915 i Franco-Inglesi tentarono di penetrare nella Tracia per la penisola di Gallipoli, ma il tentativo falli e frattanto l’esercito serbo veniva sconfitto e annientato. Allora, in seguito ad uno sbarco di corpi italiani, francesi e inglesi, la lotta si trasferì sul fronte macedone, al confine tra la Grecia e la Bulgaria. L’intervento della Romania nel conflitto, più che un vantaggio fu un danno per l’Intesa, perchè l’esercito romeno venne rapidamente disfatto dai Tedeschi, dagli Austriaci e dai Bulgari, e gli Imperi Centrali poterono utilizzare le risorse di un nuovo territorio.

Sul fronte macedone la lotta continuò senza dar luogo ad avvenimenti importanti sino al settembre 1918; in questo mese un’offensiva degli Alleati sfondò il fronte nemico e dopo una rapida avanzata costrinse i Bulgari all’armistizio (29 settembre 1918). Un mese più tardi la battaglia di Vittorio Veneto metteva fuori combattimento l’Austria e costringeva l’esercito tedesco a chieder l’armistizio. Vincendo l’Austria, noi avevamo determinato la vittoria dell’intesa e posto fine alla Prima guerra mondiale.

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8. La pace di Versiglia

A Versaglia presso Parigi il 28 luglio 1919 furono firmati i trattati di pace. Per essi dallo smembramento dell’impero Austro-Ungarico sorsero quattro Stati: la Repubblica Austriaca, la Repubblica Ungherese, la Repubblica Ceco-Slovacca e il Regno Jugoslavo, che riunì la Croazia, la Slovenia, la Bosnia, l’Erzegovina, il Montenegro e la Serbia. La Romania trasse grandissimi vantaggi dalla vittoria degli Alleati raddoppiando quasi il suo territorio a danno dell’Ungheria. La Germania, trasformatasi in una repubblica per l’abdicazione dell’imperatore Guglielmo II, dovette cedere l’Alsazia e la Lorena alla Francia, altri territori al Belgio, alla Danimarca, alla Cecoslovacchia, alla Polonia; inoltre fu privata di tutte le colonie, venne disarmata e condannata ad una forte indennità di guerra.

La Polonia fu ripristinata nei confini anteriori al 1772, ed ebbe uno sbocco al mare nel cosidetto Corridoio- polacco, che separò la Prussia orientale dalla Germania, e Danzica fu dichiarata città libera. La Bulgaria fu ridotta di territorio a vantaggio della Grecia e della Jugoslavia. I popoli abitanti sulle coste del Baltico prima soggetti alla Russia si costituirono nelle repubbliche indipendenti di Finlandia, Estonia, Lettonia e Lituania.

Col Trattato di San Germano presso Parigi l’Italia ebbe nel grande arco delle Alpi i suoi confini naturali e storici, e quindi incorporò il Trentino, l’alto Adige, la Venezia Giulia e l’istria. Il Trattato lasciò sospesa la questione di Fiume, che secondo i principii di nazionalità proclamati a Versaglia avrebbe dovuto venire annessa all’italia. Gabriele D’Annunzio il 12 settembre 1919 di propria iniziativa con un corpo di granatieri, a cui sì aggregarono reparti di volontari, movendo da Ronchi marcio su Fiume e vi si stabilì come dittatore, mentre il presidio mandato dagli Alleati abbandonava la città.

Un Trattato del 12 nov. 1920, stipulato a Rapallo col governo iugoslavo, stabilì che Fiume fosse costituita in città indipendente, che la Dalmazia rimanesse alla Jugoslavia, e che Zara con alcune isole (Lagosta, Pelagosa, Cherso e Lussin) fosse annessa all’Italia. Per applicare le clausole del trattato D’Annunziofu costretto con la forza ad abbandonare Fiume. Più tardi (27 gennaio 1924) Fiume fu annessa all’Italia. Le Colonie tedesche furono assegnate come Mandati ad alcuni Stati; di fatto esse rimasero in possesso alle Potenze che le avevano occupate durante il conflitto, cioè al Giappone, alla Francia e all’inghilterra. All’Italia in esecuzione del Patto di Londra, che ci prometteva compensi coloniali, l’Inghilterra cedette I ‘Oltregiuba mentre la Francia rettificò a nostro vantaggio il confine meridionale e occidentale della Libia.

In confronto del ricco bottino coloniale realizzato dagli alleati a Versaglia, tali compensi non erano che briciole, e I 'azione esercitata verso di noi dalla Francia e dall’Inghilterra sia direttamente, sia attraverso la Società delle Nazioni, istituto creato con sede a Ginevra dalle Potenze vincitrici spiega il nuovo orientamento assunto dalla politica estera italiana, che fu più tardi dannoso agli alleati e funesto all’Italia.

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9. Cronologia Sintetica dei fatti

1914: POLITICA INTERNA E INTERNAZIONALE
Il 28 giugno 1914 l'arciduca ereditario austriaco Francesco Ferdinando viene assassinato a Sarajevo dallo studente serbo Gavrilo Princip: è questa la causa occasionale del conflitto. Decisa a liquidare qualsiasi influenza politica serba nei Balcani, l'Austria rompe le relazioni diplomatiche con la Serbia (25 luglio) e tre giorni dopo l'invade. Tra il 29 e il 30 ha inizio la mobilitazione generale russa, alla quale risponde il 31 quella austriaca. La Germania dichiara guerra alla Russia (1° agosto) e alla Francia (3 agosto). La violazione della neutralità del Lussemburgo e del Belgio persuade l'Inghilterra alla dichiarazione di guerra alla Germania del 4. Il 5 dichiarano contemporaneamente guerra l'Austria alla Russia e la Serbia alla Germania. Intanto, in virtù dell'art. 7 della Triplice Alleanza, dato il carattere offensivo della guerra e la mancata consultazione da parte degli Imperi centrali, l'Italia dichiara la propria neutralità. Da parte sua, la Germania riesce a concludere un patto d'alleanza con la Turchia. Il Giappone, alleato dell'Inghilterra, dichiara guerra alla Germania il 23 agosto, ma il 19 novembre si rifiuta di partecipare al conflitto europeo.

1914: FRONTE OCCIDENTALE
Il piano di guerra tedesco elaborato da A. von Schlieffen (1905) e accettato nelle sue grandi linee da H. J. von Moltke, generalissimo all'inizio delle ostilità, prevede un'azione risolutiva contro la Francia, con l'invasione del Belgio. Inizialmente il piano tedesco si sviluppa secondo le previsioni, ma la controffensiva di Joffre sulla Marna (5-10 settembre) segna la prima battuta d'arresto dell'avanzata tedesca e costituisce uno dei fatti decisivi del primo conflitto mondiale. Intanto Moltke viene sostituito da E. von Falkenhayn. A nord si arriva a una seconda battuta d'arresto dopo le battaglie della Somme (20-30 settembre), dell'Yser (18 ottobre-10 novembre) e dell'Ypres (23 ottobre-15 novembre).

1914: ALTRI FRONTI
I Russi invadono la Prussia, ma, dopo i primi successi, Hindenburg li costringe a ritirarsi (battaglia dei Laghi Masuri, 9-14 settembre). In Galizia i Russi conducono due grandi offensive e gli Austriaci debbono abbandonare Leopoli ripiegando sui Carpazi. Dopo la prima offensiva russa i Tedeschi vengono in aiuto degli Austriaci tentando di accerchiare i Russi, che devono perciò abbandonare l'assedio di Przemysl. Nei Balcani i Serbi, dopo averla perduta (2 dicembre), riconquistano Belgrado il 16. In Estremo Oriente i Giapponesi occupano Kiaochow (7 novembre). L'Africa sudoccidentale tedesca, il Togo, il Camerun e l'Africa orientale tedesca vengono occupati da truppe francesi e inglesi. Il 22 novembre gli Inglesi occupano Bassora in Mesopotamia.

1915: POLITICA INTERNA E INTERNAZIONALE
È l'anno dell'entrata in guerra dell'Italia e della Bulgaria. Falliti i negoziati (gennaio-marzo) con l'Austria, l'Italia si orienta sempre più verso l'Intesa (patto di Londra, 26 aprile). Il 24 maggio dichiara guerra all'Austria. La Bulgaria si allea con gli Imperi centrali e il 14 ottobre entra in guerra, aggravando la situazione già precaria degli Alleati nei Balcani e provocando il crollo della Serbia.

1915: FRONTE OCCIDENTALE E ITALIANO
Sul fronte occidentale le offensive alleate nella Champagne e nell'Artois ottengono modesti risultati. Sul fronte italiano, il nostro esercito, sprovvisto di grandi mezzi offensivi, si adatta fin dall'inizio a una guerra di logoramento. Le prime 4 battaglie dell'Isonzo (23 maggio-7 luglio; 18 luglio-3 agosto; 21 ottobre-4 novembre; 10 novembre-5 dicembre) non intaccano la solidità dello schieramento difensivo austriaco.

1916: POLITICA INTERNA E INTERNAZIONALE
L'entrata in guerra della Romania (28 agosto) dopo la conclusione di un trattato di alleanza con le potenze dell'Intesa non procura a queste ultime i vantaggi che ne attendevano. Il 28 agosto anche l'Italia dichiara guerra alla Germania.

1916: FRONTE OCCIDENTALE E ITALIANO
Teatro della guerra di logoramento tra Alleati e Tedeschi è il fronte francese. Verdun, che Falkenhayn attacca il 21 febbraio, rappresenta per il comando tedesco il perno attorno al quale bisognerà attirare in una decisiva battaglia di annientamento le superstiti forze francesi. Con la caduta di Verdun l'intero schieramento francese si scardina. Il 1° luglio Joffre scatena la battaglia della Somme, che per quattro mesi impedisce ai Tedeschi il massiccio impiego di mezzi da essi previsto a Verdun. Sulla Somme il 15 settembre appare per la prima volta un nuovo mezzo d'attacco, il carro armato (tank). Nella battaglia gli Anglo-Francesi perdono 550.000 uomini ma i Tedeschi non hanno ottenuto il successo strategico che si ripromettevano a Verdun. Sul fronte italiano, dopo la 5ª battaglia dell'Isonzo (11-19 marzo), l'offensiva austriaca (Strafexpedition, spedizione punitiva) sull'Altopiano di Asiago, iniziata il 15 maggio e proseguita con la presa di Asiago, viene arrestata al Pasubio e alla Valsugana. Seguono la 6ª battaglia dell'Isonzo (6-17 agosto), in cui con la presa di Gorizia (il 9) gli Italiani conseguono il loro maggiore successo nel settore, la 7ª (14-16 settembre), l'8ª (9-12 ottobre) e la 9ª (31 ottobre-4 novembre).

1917: POLITICA INTERNA E INTERNAZIONALE
Il 1917 è caratterizzato da due eventi fondamentali nella storia della guerra: l'intervento americano e il ritiro della Russia. La guerra sottomarina a oltranza da parte dei Tedeschi porta gli USA a rompere le relazioni diplomatiche con la Germania e a dichiarare guerra il 2 aprile. Quanto alla Russia, la crisi politica di gennaio precipita l'8 marzo con le sommosse di Pietrogrado e con l'abdicazione dello zar Nicola II (15 marzo). Il 16 Lenin giunge in Russia. Il 7 novembre (o 25 ottobre, secondo il calendario giuliano allora vigente in Russia) l'insurrezione scatenata dal Soviet trionfa a Pietrogrado. Il 26 i Soviet chiedono alla Germania l'armistizio, che viene stipulato il 15 dicembre. Il 20 si iniziano a Brest-Litovsk i negoziati di pace.

1917: FRONTE OCCIDENTALE E ITALIANO
Il comando tedesco, contando di piegare gli Alleati con la guerra sottomarina a oltranza, opera un ripiegamento (24 febbraio-13 marzo) sulla linea Hindenburg (Saint Quentin-La Fère). In aprile, dopo un attacco inglese nell'Artois, fallita la grande offensiva di Nivelle, Pétain prende il comando. Sul fronte italiano, dopo l'11ª battaglia dell'Isonzo (17 agosto-15 settembre), che riesce a realizzare una penetrazione di 10 km nel dispositivo nemico, lo Stato Maggiore austro-tedesco decide l'offensiva nel settore dell'Isonzo. L'attacco austro-germanico, iniziato il 24 ottobre, travolge rapidamente le difese e nella stessa giornata raggiunge Caporetto. Il 27 il generale Cadorna ordina la ritirata. Gli Austro-Tedeschi occupano Udine (28 ottobre) e passano il Tagliamento (2 novembre), attestandosi sulla sponda destra del Piave. Cadorna viene sostituito da Diaz.

1918: POLITICA INTERNA E INTERNAZIONALE
L'8 gennaio Wilson fissa in '14 punti' le premesse per la futura pace. L'Austria il 14 settembre chiede l'armistizio, la Bulgaria lo firma il 28, la Turchia il 30. Il 14 ottobre proclamano la loro indipendenza i Cechi, poi gli Ungheresi, i Croati e Sloveni, mentre l'indipendenza della Polonia verrà proclamata il 7 novembre. L'armistizio italo-austriaco di Villa Giusti viene sottoscritto il 3. Il 9 scoppia la rivoluzione a Berlino: seguono l'abdicazione di Guglielmo II e la proclamazione della Repubblica. Il nuovo governo tedesco firma l'armistizio a Rethondes (11). Nello stesso giorno Carlo I abbandona il potere, il 12 viene proclamata la Repubblica in Austria, il 16 in Ungheria.

1918: FRONTE OCCIDENTALE E ITALIANO
Dopo il trattato di Brest-Litovsk il comando tedesco concentra 200 divisioni sul fronte occidentale e sferra successivamente quattro offensive nella speranza di sfondare il fronte alleato prima che affluiscano maggiori aiuti dagli USA. Le prime due offensive, sulla Somme e nelle Fiandre, vengono arrestate. Nemmeno la terza, dallo Chemin des Dames a Château-Thierry, ottiene risultati decisivi. Il quarto e ultimo attacco tedesco, sulla Marna (15 luglio), si conclude col più completo insuccesso. L'iniziativa passa agli Alleati, che il 21 luglio costringono Ludendorff ad abbandonare la linea della Marna. Segue una serie di offensive inglesi, francesi e americane che porteranno, nel novembre, alla liberazione della Francia e del Belgio. Sul fronte italiano, all'attacco austriaco del giugno risponde la resistenza italiana sul Piave (dal 19 al 29), che segna l'inizio del crollo dell'esercito austro-ungarico. Il comando supremo italiano passa all'offensiva finale il 24 ottobre. Il 30, con la battaglia e la presa di Vittorio Veneto, cessa ogni resistenza organizzata da parte nemica. Il 3 novembre, giorno della resa austriaca, le truppe italiane entrano a Trento e a Trieste.

I TRATTATI DI PACE
La conferenza di pace, riunitasi a Parigi, portò, tra il 1919 e il 1920, al trattato di pace di Versailles con la Germania, di Saint-Germain-en-Laye con l'Austria, di Neuilly con la Bulgaria, del Trianon con l'Ungheria, di Sèvres con la Turchia.

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Mario Ravasi è
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